5. La scelta del genere

Il mio racconto nasce, come ormai sappiamo, dall’immagine malinconica di una giovane donna. Quando ho iniziato a scrivere sapevo solo questo, non ho scelto un genere preciso o una trama, ma mi sono lasciata trasportare. Il genere quindi è nato praticamente da solo, è venuto fuori dalla suggestione del momento. Fin da principio si intuisce che è un romanzo intimista, si avverte la profondità già dalle prime righe.
Ho dovuto studiare a lungo ciò che prova la mia protagonista, perché non ho sperimentato in prima persona la tragedia da lei vissuta. Ho cercato di immedesimarmi per esprimere al meglio i suoi moti d’animo, non è stato per niente facile.
A volte mi sono trovata a domandarmi se scegliere un genere che non comprenda lo studio di discipline, come ad esempio politica, medicina, chimica o giallistica, sia stata una scelta inconscia per dovermi applicare meno sulla saggistica e facilitarmi il lavoro, ma mi sono risposta di no. Studiare i sentimenti è altrettanto difficile, portare all’evoluzione una creatura fragile per renderla forte e sicura e non farla sembrare una forzatura è un lavoro arduo e minuzioso.
Il mio romanzo tratta di sensazioni, ho a che fare con la parte più nascosta dei miei personaggi e quindi ho scelto di essere una narratrice onnisciente. Mi premuro di tratteggiare l’interno della protagonista, senza che sia lei a mostrarsi direttamente.
Intimista e drammatico nelle prime 2 parti, rivoluzionario nelle ultime 2.
Tutto giocato su trasformazioni, sull’evoluzione graduale dei personaggi, sul loro cambiamento mentale.
In qualche modo è come aver scritto di mutanti.

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6 responses to “5. La scelta del genere

  • la viaggiatrice schizofrenica

    ma non sara’ un po’ come mettere le mani avanti?
    un saluto.

    • Chemical

      Ciao!
      Ti chiedo scusa, ma non sono sicura di aver ben capito. Col “mettere le mani avanti” intendi l’aver scelto un genere che non richiede ricerche saggistiche approfondite? Oppure ti riferisci all’uso di una narrazione esterna e onnisciente? O forse entrambe le cose?
      In ogni caso, la risposta è si, in un certo senso è come mettere le mani avanti e non mi vergogno ad ammetterlo. Questo è il primo romanzo che affronto in un’ottica professionale, una sorta di palestra per allenare la mia capacità di scrittura. Non sono alla ricerca del capolavoro della vita, ma del miglioramento. Quindi non vedo perché imbarcarmi in un’impresa che, al momento, rischia di essere al di là della mia portata e da cui non ricaverei altro che fatica e, probabilmente, frustrazione. Sarebbe controproducente.
      Detto questo, penso che il genere e la forma scelti siano comunque i più adatti per il mio racconto.

      Se non era questo a lasciarti perplessa, fammi sapere. Sarò lieta di risponderti.

      A presto!

      • la viaggiatrice schizofrenica

        piu’ semplicemente, mi sembra che il tutto manchi un po’ di “pancia”, fondamentale -nel mio sentire- ai fini di una buona narrazione. ammetto comunque che il processo creativo non segue regole precise. sarei curiosa di leggere il prodotto finito se e’ possibile. ciao e grazie.

      • Chemical

        forse perché nel post non entro nello specifico della trama e la mancanza di dettagli fa apparire tutto un po’ vuoto. Il romanzo è ancora da terminare e revisionare, ma potrebbe essere che una volta finito decida di postarlo sul blog. a presto e grazie per aver scritto 🙂

  • Pauline P. Brown

    Io stimo e rispetto profondamente chi riesce a “organizzare” così bene il lavoro di scrivere. Purtroppo tutte le volte che ho cercato di tracciare degli schemi, appuntarmi caratteristiche dei personaggi e dei luoghi, etc. mi sono ritrovata a fissare poi un tot di pagine scritte che non mi davano più stimoli….perchè? Perchè nella mia mente, come dicevi tu in un post precedente, sapevo dove la mia storia andava a finire. E nella mia testa bacata vivevo questo cosa come vedere un film conoscendone il finale: non vale la pena di pagare il biglietto….riesco a spiegarmi?
    I due esperimenti che ho fatto negli ultimi anni, il libro da 400 pagine e quello un pochino più piccino, hanno visto scritta nero su bianco la parola FINE perchè sono partita da un’idea ma senza decidere esattamente dove mi avrebbe portato: infatti il finale è stato sorprendente addirittura per me! 🙂 Ad ogni modo ammetto che aver scritto una sorta di semi fantasy ha molto aiutato: ho potuto fare tripli tuffi carpiati con avvitamenti mortali non da poco… :O Condivido comunque il fatto che la scrittura creativa è denominata così anche per questo, perchè si presta a essere covata e partorita in mille modi diversi. Ciao care!

    • Chemical

      Anch’io, come te, fino qualche tempo fa credevo di non poter seguire nessuno schema. Anzi, peggio! Non avevo nemmeno provato a crearmi un metodo, rifiutavo proprio l’idea di darmi regole. Ero certa che il conoscere tutti passaggi e soprattutto il finale mi avrebbe limitata e fatto passare la voglia di scrivere. Quando ho visto che, in ogni caso, facevo fatica a portare avanti i miei lavori, ho iniziato a studiare i manuali e ho trovato un sistema adatto a me.
      È stato incredibile! Non ci potevo credere, eppure, conoscendo tutti i passaggi del romanzo, mi sentivo più libera di scrivere. E senza paura di allontanarmi troppo.
      Questo è il mio caso ovviamente. A volte avere dei limiti aiuta le persone come me che si lasciano trasportare dall’entusiasmo e si perdono lungo la strada 🙂

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