9. Regole

Prima di riscrivere le dieci pagine del romanzo, mi sono appuntata su un post-it una parola: FUNZIONALITÀ. L’ho poi appiccicato sull’intelaiatura dello schermo del computer. Ben visibile in alto a sinistra.

Come già detto nel post precedente (se non l’avete fatto, dateci un’occhiata), sento la necessità di conoscere quelle che sono considerate le regole per poter decidere consapevolmente se usarle o meno.
Ecco un elenco discorsivo di regolette cui faccio solitamente riferimento (ho selezionato quelle che ritenevo più utili, sono tutte nozioni trovate sui manuali o in giro per il web).

Parlare sempre di ciò che interessa o che ci provoca un tremendo fastidio. Insomma, dobbiamo essere stimolati. In caso contrario ciò che scriveremo potrà sembrare forzato, ridondante, privo di profondità e forse cadremo più facilmente nell’errore.

Non si può scrivere tutto. Non dobbiamo raccontare ogni cosa che ci passa per la testa, può capitare che in un momento d’ispirazione si scriva una pagina intera con una descrizione incredibilmente riuscita, ma dobbiamo domandarci se serve davvero, se è utile e pertinente alla trama. Se così non è, c’è solo una cosa da fare: eliminare. Tagliare le inutilità, a volte, salva la vita al nostro romanzo che, altrimenti, rischierebbe di diventare un inutile e pomposo ammasso di parole superflue. Capita anche di voler infilare nel romanzo tutto ciò che sappiamo, sia sui personaggi che sugli avvenimenti, e queste forzature si dovrebbero evitare. Alcune cose è meglio che vengano fuori al momento opportuno. Essere pazienti è fondamentale.

Non affezioniamoci a ciò che scriviamo. Dobbiamo essere spietati boia delle nostre creature.

Non mettiamo più scene di quante ne servano, se ne bastano due non scriviamone sei!

Le frasi e le parole corte sono più comprensibili di quelle lunghe. Non usiamo vocaboli troppo tecnici o complicati a meno che non siano indispensabili. Eliminiamo i termini difficili in favore di altri più semplici e accessibili. Siamo chiari e concisi. Evitiamo le parole che terminano in -ismo, -zione o -ente (poi se servono le uso lo stesso!).

Non bisogna mai eccedere nelle descrizioni, dobbiamo essere sicuri di riportare solo particolari indispensabili, non deve essere una sfida a battere più parole possibili.
Non servono a nulla lunghe descrizioni, anzi, possono annoiare il lettore. Scegliamo con cura ciò che vogliamo dire perché, a volte, anche una sola parola è sufficiente. L’importante è che sia quella giusta. Spesso aiuta scegliere un dettaglio eccentrico e che caratterizzi, senza sfociare nel ridicolo. Ricordiamoci che spesso gli aggettivi banali, usati inconsciamente nelle prime stesure, possono essere eliminati o sostituiti con ben più efficaci sostantivi o verbi.  Attenzione quindi agli aggettivi: se li usiamo stiamo molto molto attenti a farlo nel modo corretto e dosandone il numero.
Stessa cosa per i personaggi: cerchiamo di inserire solo quelli che hanno un ruolo ben preciso all’interno della trama (qualcuno dice: meno personaggi ci sono e meglio è; io penso che sia l’esigenza a stabilirne la giusta quantità).

Aboliamo gli stereotipi a meno che non siano funzionali alla storia. Nessun uomo bellissimo è anche bravissimo, così come nessuna donna cattiva è per forza orrenda. Se ci ritroviamo con un personaggio stereotipato, cerchiamo di cambiargli una delle caratteristiche che lo rendono tale. Se Paola è una donna bellissima allora premuriamoci di trovarle almeno un evidente difetto fisico. Esageriamolo! Paola non deve essere perfetta e non lo sarà (più avanti scriverò un post sui personaggi e tornerò su questo argomento).

Si metafore, no similitudini. Nella maggior parte dei casi ci accorgeremo che è meglio usare una metafora al posto di una similitudine, questo perché la prima dice “cosa è una cosa”, la seconda “che una cosa è come un’altra”. Noi vogliamo sapere che cosa sono le cose!

Liberarsi di luoghi comuni, frasi fatte e cliché, a meno che non sia un personaggio a parlare (ma anche in questo caso attenti a non esagerare, sempre che non sia una sua particolare caratteristica).

Sappiamo tutti (ma è comunque meglio ricordarlo)che è necessario prestare attenzione a non fare ripetizioni, alle virgole messe nel posto giusto (che in caso contrario possono cambiare nettamente il significato di una frase), a moderare i punti esclamativi e i puntini di sospensione, a non cominciare due periodi vicini con la stessa parola.

Un errore in cui noi “principianti” incappiamo spesso, è in prossimità del gran finale: nel momento in cui vediamo il traguardo abbiamo fretta di raggiungerlo. Come ho scritto qualche riga sopra, la pazienza è indispensabile. Vogliamo davvero rovinare tutto il lavoro svolto in lunghi e faticosi mesi per arrivare di corsa alla fine? Non è una scelta saggia. Osserviamo la meta stando tranquilli al nostro posto.

Concludo qui il post (ne seguirà un altro in cui tratterò l’argomento “Show, don’t Tell”), dicendo una cosa che ogni scrittore dovrebbe sempre tenere a mente: MAI SOTTOVALUTARE IL LETTORE.

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4 responses to “9. Regole

  • erretiscript

    La regola più interessante a mio parere è “no similitudini, sì metafore”.
    E’ un punto di vista nuovo: fin ora avevo letto “no similitudini, no metafore” e “sì similitudini, sì metafore”.
    Io sto arrivando alla conclusione che è meglio “sì metafore (poche), sì similitudini (pochissime)”.
    Può funzionare secondo te?

    • Chemical

      Non so se sia meglio o peggio, dipende sempre da te, da come sai usare le parole, da quanto sei brava a rendere una similitudine e a scegliere oculatamente di usarla. È importante essere consapevoli. In generale le similitudini vengono più efficacemente sostituite dalle metafore. Ribadisco che l’elenco di regole che ho stilato aiuta a capire quali sono le cose che possono farci sbagliare, ma non per questo seguo ciecamente quelle norme. Se conosciamo, possiamo permetterci quasi tutto, perché una scelta consapevole non può essere sbagliata.

      grazie per il commento 🙂

  • Pauline P. Brown

    La regola che mi ha fatto sorridere è l’ultima “Mai sottovalutare il lettore!”
    Del resto essendo esigente lettrice in prima persona, capisco cosa stia ad intendere.
    Però preferisco evitare di pensarci, all’eventuale esigente lettore, mentre scrivo qualcosa, altrimenti il mio lato auto critico rischia di castrare il mio fervore sul nascere! ah ah ah!
    Interessanti i tuoi post, prosegui senza indugio please! 🙂

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