11. L’abituarsi allo scrivere

Per fare sul serio bisogna impegnarsi.
Purtroppo entusiasmo, ispirazione e passione non bastano per terminare un racconto, tantomeno un romanzo. L’auto-percorso che ho seguito non mi ha insegnato unicamente regole, ma mi ha dato consigli che vanno al di là della scrittura vera e propria. Questi ultimi possono essere chiamati suggerimenti di comportamento.
Quando veniamo presi dall’ispirazione ci sediamo davanti allo schermo e passiamo ore a buttare giù idee, come se fossimo posseduti, con un impeto unico e prodigioso. Terminata questa fase viene il difficile. Possiamo dimenticare in una cartella senza nome le dieci pagine che abbiamo steso, oppure possiamo munirci di pazienza e  determinazione.
Quando ho capito di avere intenzioni serie, ho dovuto fare i conti con la mia forza di volontà. Scribacchiare solo quando ero ispirata non poteva funzionare, non avrei mai portato a termine la mia storia. Ogni volta che riprendevo in mano il romanzo poi, era come dover ricominciare tutto da capo. Le nostre capacità creative vengono meno se siamo stanchi o se il nostro umore non è dei migliori, quindi, gradualmente, mi sono costretta a stare sempre più ore incollata allo schermo e a rispettare degli orari. Proprio come in un lavoro, il mio impegno dove andare oltre la voglia: ho imparato a scrivere anche nei momenti di indolenza più totale.
All’inizio era una vera e propria imposizione, mi obbligavo, anche solo cinque minuti al giorno, a scrivere qualcosa. Al limite avrei cestinato il tutto l’indomani, ma l’importante era prendere l’abitudine. Pian piano è diventato tutto più semplice e spontaneo, fino a trasformarsi in routine.
Per scrivere non bastano intuizioni geniali, anzi, a volte si rivela più utile la disciplina.
Ho già detto (e lo ribadisco!) che progettare il tempo è fondamentale. Alcune persone sentono la necessità di darsi una scadenza e non è affatto una cattiva idea, purché non vi limiti o vi faccia andare nel panico. Tutti i giorni o quasi, dobbiamo pensare alla nostra storia e trovare un momento da dedicargli. La difficoltà è grande, più del pensiero di non riuscire ad imparare le regole o dell’avere problemi con la trama.
Il mio consiglio è di scrivere in ogni caso, anche con poca ispirazione. Poi potremo sempre tornare indietro a modificare ciò che non ci piace. Non fatevi sopraffare dalla pigrizia e mantenete l’abitudine usando il metodo più adatto a voi: c’è chi si impone almeno una pagina al giorno o chi un capitolo alla settimana. In ogni caso trovate una sfida appropriata e non fatevi frenare da niente. Le idee sono dentro di voi e se non escono da sole imponetegli di farlo. Vedrete che sarà sempre più automatico.
Inoltre, ricordiamoci che bisogna essere pronti a delle rinunce se si vuol essere scrittori responsabili. Ovvio, tutto dipende dalle nostre intenzioni, ma se volete terminare il romanzo, disciplina, pazienza e sacrificio saranno la base del vostro lavoro.

Approfondirò più avanti questo argomento, quando parlerò del “blocco dello scrittore”.

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3 responses to “11. L’abituarsi allo scrivere

  • erretiscript

    E’ un buon consiglio.
    Io ho sentito che bisogna più che darsi un tempo standard “un’ora, due ore, mezz’ora” è utile programmare una specie di quota fissa di parole da scrivere.
    175 parole al giorno per un principiante vanno bene, da aumentare mese dopo mese. Uno scrittore esperto arriva a scriverne 4000.
    Tutte di prima bozza, da revisionare in futuro.

    • Chemical

      Penso che, alla fine, ognuno debba trovare il suo metodo. Non credo possa esisterne uno universale. Comunque quello del numero di parole mi sembra un ottimo consiglio. Grazie 🙂

  • erretiscript

    Entrambi gli scrittori che consigliano questo metodo hanno riscontrato che soprattutto i principianti lavorano molto di più se usano il metodo “a parole” rispetto a quello “a tempo”, perché, dicono “se uno si dà un’ora e in quell’ora non scrive niente ha sprecato un giorno”; se invece si dà “cento parole” è per forza “obbligato” a buttar giù qualcosa, anche se grezza\brutta\dabuttare, con l’esercizio migliorerà”.
    Ecco perché anch’io penso che uno sia più utile dell’altro…

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