14. Ambientazione

Personaggi e ambientazione non sono poi così diversi. Ci si dovrebbe prendere cura delle scenografie proprio come si fa per coloro che le popolano. È necessario conoscere nei particolari i luoghi e il tempo in cui si svolge la storia. Si deve illudere il lettore che ciò che sta leggendo sia reale. Veridicità e coerenza sono essenziali per dar vita ad un’ambientazione credibile.
Non è raro trovarsi con personaggi caratterizzati nei minimi dettagli, che si muovono in un impalpabile grigiore perché l’ambiente è stato tralasciato. Se non vi è nulla attorno alle figure ogni azione o parola perde di senso. In fondo, cosa ha motivo di esistere nel nulla?

Il luogo (città, paese, o nazione che sia) influenza le azioni del personaggio. Quest’ultimo non sarebbe la stessa persona se vivesse da un’altra parte. Tutti noi siamo condizionati da ciò che ci circonda. Quello che mangiamo, come vestiamo, i lavori che facciamo e i posti in cui passiamo il tempo, non sarebbero gli stessi se cambiassimo stato. È facile comprendere quanto sia importante stabilire con precisione lo spazio in cui si muovono i personaggi. Pensiamo a una donna che partorisce in ospedale con un’equipe di medici specializzati e alla stessa situazione, ma su una spiaggia con un unico dottore senza strumentazione. La percezione dell’evento cambia totalmente.

Il clima è fondamentale, esiste e si percepisce. Caldo, freddo, pioggia, neve, vento, umido, nuvoloso, grandine renderanno la narrazione più reale e non solo. L’umore può mutare radicalmente per via delle diverse condizioni atmosferiche. Andare al lavoro mentre infuria un temporale e arrivare a destinazione fradici, può innervosirci parecchio e mutare le sorti della nostra giornata.
In generale, tutta l’ambientazione influenza lo stato d’animo dei personaggi e del lettore. Se la notte è buia e tempestosa, si percepisce che presto accadrà un fatto oscuro, sarà palpabile il terrore del protagonista che avanza nella nebbia.
Un elemento di forza è dato dalla scelta di un luogo il cui significato è insito in ognuno di noi: una chiesa sconsacrata, un cimitero di notte, una sala operatoria, una spiaggia al tramonto, una scuola. Lo scrittore faticherà meno per rendere determinate sensazioni (dovrà comunque tener conto delle diverse accezioni che gli ambienti possono avere per i lettori di culture differenti).

Come si è fatto per i per i personaggi, si possono realizzare delle schede anche per l’ambientazione. Ogni luogo avrà una descrizione precisa e una tabella dei fatti che vi si svolgono. Se necessario, naturalmente, si potranno includere mappe e disegni.
Anche per il tempo è utile organizzarsi con calendari in cui inserire eventi e scene.
Quando poi si fa ricerca, soprattutto se la vicenda si svolge nel passato, è bene appuntarsi tutto ciò che c’è da sapere sul periodo scelto, come ad esempio le condizioni sociopolitiche e il progresso tecnologico. Non è entusiasmante gestire decine di pagine e annotazioni che non verranno mai inserite nel romanzo, ma è fondamentale conoscere tutto dell’epoca narrata. Senza questo studio, non si avranno gli elementi per rendere reale la storia e non si riuscirà ad ambientare correttamente i personaggi.
La gestione del tempo, è più complessa di quanto sembri. Non è pensabile raccontare ogni momento della giornata dei personaggi, ma non si possono nemmeno includere unicamente le scene clou. Senza indugiare sull’inutile, bisogna procedere rapidamente verso gli episodi principali e, una volta arrivati, rallentare. Tutto ciò facendo molta attenzione a non distorcere il senso del tempo. Occorre rendere fluida la lettura, senza dare l’impressione di aver tagliato delle parti. È pratico stabilire anche le distanze tra i luoghi in cui si muovono i personaggi, per non rischiare di far sembrare inverosimili gli spostamenti.

Se si sceglie di scrivere un romanzo fantastico i principi non cambiano: luogo e tempo dovranno essere ben chiari fin dall’inizio. Se si conosce da subito l’ambientazione, si riesce anche a mantenerne la veridicità.
È consigliabile accostare qualcosa di reale all’immaginario, solo così il nuovo mondo sarà considerato plausibile (credibile) dal lettore.
Quando invece si decide di collocare la storia in una città esistente, non si deve dimenticare che qualcuno ci abita per davvero: ogni luogo ha un’organizzazione sociale e una cultura ben definite e non si deve rischiare né di urtarle, né di distorcerle. Il territorio va rispettato.

Come ho già detto, si può fare tutto purché con un determinato scopo, quindi, anche nel caso delle ambientazioni, si può decidere di omettere spazio ed epoca, di non descrivere i luoghi, di non dare nomi alle città e di non collocare temporalmente il racconto. Tutto a rischio e pericolo dello scrittore.


13. I personaggi – Il protagonista

Il protagonista è il centro di tutto e attorno ad esso si svolge la trama. Ma chi è costui? Un tempo era l’eroe, ora è, più semplicemente, qualcuno in cui rispecchiarsi. Quando leggiamo, vogliamo carpirne il pensiero, percepirne la volontà, sapere com’è visto da chi gli sta intorno. Desideriamo vivere con lui gli avvenimenti che lo coinvolgono, sentirci al suo fianco quando abbatte il nemico o quando fallisce e il suo scopo pare irraggiungibile.
Il protagonista, per forza di cose, dovrebbe essere il personaggio meglio definito.

La protagonista è il primo personaggio che ho studiato. Seduta davanti ad un plico di fogli bianchi, con la penna in mano, mi sono posta delle domande e le ho schematizzate in questo modo:
Qual è il suo desiderio esplicito?
Qual è il suo desiderio nascosto?
Quali sono le sue paure?
Quali di queste paure sono consce e quali inconsce?
Ho cercato le risposte e da esse e ho iniziato a tracciare il suo profilo mentale. È scontato dirvi che, nel caso uno dei punti vada modificato in corso d’opera, probabilmente l’unica soluzione sarà riscrivere coerentemente ai nuovi dati.

Presa una nuova pagina bianca, mi sono dedicata a un altro aspetto fondamentale: l’antitesi tra desiderio e paura. Il protagonista dovrebbe sempre fare i conti con le sue paure e, allo stesso tempo, il suo desiderio dovrebbe essere così radicato e impellente da non poter essere trascurato. La soluzione ideale è incoraggiare il personaggio ad inseguire i propri sogni, al punto di dover perpetrare delle scelte che lo costringano a fronteggiare le sue paure.

Basandomi su quanto detto sopra, ho seguito uno schema narrativo estremamente efficace e diffuso. Inizialmente si rivela il desiderio del protagonista. Un episodio accende in lui la brama di realizzarlo. Per fare ciò, il protagonista si avvicina sempre di più al pericolo finché un evento scatenante dà inizio alla catena di avvenimenti che costituiscono il fulcro della storia. Il protagonista è posto davanti a scelte difficili e affronta ostacoli sempre più grandi. Nel frattempo, assistiamo al suo cambiamento interiore, che lo condurrà alla decisione finale: affrontare definitivamente la paura per raggiungere il desiderio.

Una volta modellata la trama sullo schema, ho descritto a una persona i desideri della protagonista, le sue paure e gli ostacoli che avrebbe incontrato. Consiglio a tutti di farlo perché aiuta a capire le potenzialità della narrazione. Se l’ascoltatore interrompe per domandare “e poi?” oppure ha fretta di conoscere il finale, si è sulla giusta strada. Non arrabbiatevi se, come nel mio caso, vi verranno mosse alcune obiezioni. Ricordate che ho scritto le prime dieci pagine di getto e poi le ho cestinate? Ho dovuto farlo perché non mi ero ancora rapportata allo schema né sottoposta a un giudizio esterno.
Non trovavo risposte alle domande viste sopra. La protagonista non aveva forze e debolezze nette. Non aveva desideri urgenti o paure schiaccianti. La trama non poteva proseguire.
Ho toccato con mano l’efficacia di questo approccio vedendo la coerenza della seconda stesura.

Sono tornata sul primo foglio per completare la scheda della protagonista. Ho creato sei categorie:
dati anagrafici, aspetto, psicologia, gestualità, rapporto con gli altri personaggi e caratteristiche varie.
Per prima cosa ho scelto nome, cognome, eventuale soprannome ed età.
Sono poi passata ad elencare le caratteristiche fisiche: occhi, capelli, statura, peso, pelle, segni particolari, eccetera.
Breve descrizione del carattere, degli aspetti psicologici e dei comportamenti correlati, come ad esempio la gestualità, il tono di voce, i tic, i gusti e il modo di vestire.
Ho sottolineato i difetti per non perderli di vista durante la stesura del romanzo.
È stato importante rimanere coerente specificando (nella scheda, non per forza nel romanzo) il luogo in cui si trova, in cui è nata, l’indirizzo, il lavoro attuale e quelli passati, gli hobby, i mezzi di trasporto posseduti, gli interessi, se ha o meno un credo religioso e chi più ne ha più ne metta.
Ho poi inserito il rapporto della protagonista con ogni singolo personaggio e una descrizione accurata del suo passato.
Anche se i genitori potrebbero non comparire mai nel romanzo, è sempre bene fare una scheda su di loro e un breve riassunto di essa su quella del protagonista. È utile fare anche una lista dei principali membri della famiglia: origini ed educazione sono fondamentali nel plasmare un carattere.

Insomma, nel creare la cartella della protagonista mi sono posta molte domande. Ne ho creato un elenco qui sotto. Solo alcune sono farina del mio sacco, altre le ho raccolte dai manuali e nel web (purtroppo non ricordo le fonti):

Come si chiama? Ha un soprannome? Di che colore sono i suoi occhi? I capelli? Ha caratteristiche somatiche? Segni particolari?
Chi sono i suoi amici? Da chi è composta la sua famiglia? Quali sono le persone con cui ama passare il tempo? Quali quelle con cui è costretto a passare del tempo?
Dove è nato? Dove vive? Dove si sente a casa? Dove va quando ha voglia di mangiare qualcosa?
Qual è la sua più grande paura? Chi sono i suoi confidenti? Con chi non si confiderebbe mai? Perché? Quali sono i suoi segreti?  Qual è l’evento più doloroso che ha vissuto?
Cosa lo fa ridere? Cosa lo fa piangere? Com’è il suo senso dell’umorismo?
È sposato? È Fidanzato? È innamorato? Ha il cuore spezzato? Ha l’amante?
È intelligente? Acculturato? Ha idee politiche? Quali sono le sue ambizioni? Che lavoro fa? Che stipendio percepisce? Qual è il suo tenore di vita? Quali sono state le sue esperienze lavorative? Quali sono i suoi cibi e le sue bevande preferite? Cosa c’è nel suo frigorifero? Sul pavimento della camera da letto? Nella sua spazzatura? Quali forme d’arte ama? Che scarpe indossa? Come sono i suoi calzini? Qual è il suo colore preferito? Quale il suo profumo? Quale odore associa ai suoi ricordi d’infanzia? Ogni quanto pulisce casa? È ordinato? Quali oggetti butta via più facilmente? A quali è più legato? Perché? Esce spesso? Dove va? Con chi?

Poche risposte troveranno spazio nel romanzo, ma la maggior parte vi servirà comunque per conoscere a fondo i vostri personaggi ed entrare in sintonia con loro.


12. I personaggi

Quanti di noi iniziano un romanzo partendo dall’idea di un personaggio? Nel mio caso, tutto è nato dalla protagonista. A ispirarmi è stata una ragazza conosciuta per caso. Mi hanno colpito i suoi modi particolari e il suo aspetto fuori dal comune. Era perfetta per interpretare un ruolo letterario e la sua eccentricità mi ha portato a tesserle intorno una storia.
Ho scelto alcuni dei suoi tratti fisici e caratteriali, li ho portati su carta e da lì è partita la creazione del mio personaggio. Da principio, ho elencato una serie di aggettivi che la descrivessero ed ho fatto in modo che non la rendessero banale o stereotipata. Uno dei miei manuali consiglia di prendere una delle caratteristiche e ritorcerla contro il personaggio, facendogli amare ciò che inizialmente pensavamo fosse necessario odiasse (ad esempio il lavoro) o, viceversa, fargli detestare qualcosa in cui eccella.
Una volta selezionati tutti gli attributi adatti ad identificarla, mi sono posta delle domande essenziali per conoscerla meglio (ne metterò un elenco nel prossimo post, in cui parlerò nello specifico della protagonista). Sono così arrivata a stilare una scheda completa del mio primo personaggio.
È stato necessario sapere tutto su di lei, passato e presente, persino fatti che non appariranno mai nel romanzo. Costruita la protagonista, è stato più semplice dedicarsi agli altri personaggi.
Una alla volta, le mie creature hanno visto la luce. Ognuna di esse con un ruolo definito, coerente alla trama e necessario al suo sviluppo. Ogni singolo personaggio deve essere un tassello indispensabile per il proseguimento della narrazione. Ricordiamoci che, se così non fosse, resterebbe una sola cosa da fare: eliminarlo.
Inizialmente, avevo avuto un’idea che ritenevo meravigliosa. Per settimane ho studiato la cultura nomade, solo per definire la scheda di un personaggio. Ero eccitatissima, non vedevo l’ora di inserirlo nella storia, ma, una volta terminato, mi sono resa conto che era di troppo. Avrebbe creato sottotrame inutili. Era un di più e non c’era posto per lui. La sua scheda fa ancora parte del raccoglitore in cui conservo i dati del romanzo, ma lui non esisterà mai.
Non legarsi ai personaggi è fondamentale. Non bisogna farsi scrupoli nel rimuovere il superfluo, anche se fosse già inserito nella storia. Piuttosto si deve ricorrere al taglio e cucito o, addirittura, riscrivere. Nulla deve intralciare un lavoro così minuzioso. I pesi morti non devono trovare spazio nei nostri romanzi.

I personaggi devono essere impeccabilmente caratterizzati, anche quelli secondari, perché, se tutti hanno uno scopo, nessuno è meno importante.
Stiamo attenti a non cadere nella banalità. Non ci interessano stereotipi visti e rivisti perché, oltre che poco interessanti, non sono credibili.
Creiamo personaggi verosimili (non veri!) e imperfetti, in cui si equilibrino il bene ed il male. Non esistono i supercattivi e i superbuoni, ognuno di noi ha lati negativi e positivi e così dovrà essere anche per i nostri personaggi. A renderli reali sono proprio difetti e insicurezze. I supereroi fanno parte di un’altra epoca. Non lesiniamo su manie e timori, anche e soprattutto con il protagonista. Poniamo i personaggi davanti a scelte difficili, che li portino ad affrontare le paure e il cambiamento.
Dobbiamo illudere il lettore che i personaggi pensino con la propria testa, ogni decisione deve essere coerente al carattere (non per questo devono essere prevedibili).
Ricordiamoci che, per mostrare le loro caratteristiche, gli elementi utili sono le azioni, i pensieri e i dialoghi. Certo, c’è anche l’aspetto, ma l’immagine non deve mai prevalere. Un errore frequente è quello di descrivere la fisicità nei minimi particolari, tralasciando l’interiorità.
I personaggi devono avere una grande individualità e mostrarla per bene. Ciò porterà il lettore a capire meglio i loro desideri e il motivo per cui siano così forti da spingerli nelle loro azioni. Solo così si muoverà la trama. Sapere che Tamara ha gli occhi blu, non ci aiuterà. Di conseguenza, finché non ne saranno palesati i desideri, il romanzo non potrà partire davvero.

Un’ultimo accorgimento: attenzione a non scegliere nomi troppi simili tra loro o si rischierà di confondere il lettore.


11. L’abituarsi allo scrivere

Per fare sul serio bisogna impegnarsi.
Purtroppo entusiasmo, ispirazione e passione non bastano per terminare un racconto, tantomeno un romanzo. L’auto-percorso che ho seguito non mi ha insegnato unicamente regole, ma mi ha dato consigli che vanno al di là della scrittura vera e propria. Questi ultimi possono essere chiamati suggerimenti di comportamento.
Quando veniamo presi dall’ispirazione ci sediamo davanti allo schermo e passiamo ore a buttare giù idee, come se fossimo posseduti, con un impeto unico e prodigioso. Terminata questa fase viene il difficile. Possiamo dimenticare in una cartella senza nome le dieci pagine che abbiamo steso, oppure possiamo munirci di pazienza e  determinazione.
Quando ho capito di avere intenzioni serie, ho dovuto fare i conti con la mia forza di volontà. Scribacchiare solo quando ero ispirata non poteva funzionare, non avrei mai portato a termine la mia storia. Ogni volta che riprendevo in mano il romanzo poi, era come dover ricominciare tutto da capo. Le nostre capacità creative vengono meno se siamo stanchi o se il nostro umore non è dei migliori, quindi, gradualmente, mi sono costretta a stare sempre più ore incollata allo schermo e a rispettare degli orari. Proprio come in un lavoro, il mio impegno dove andare oltre la voglia: ho imparato a scrivere anche nei momenti di indolenza più totale.
All’inizio era una vera e propria imposizione, mi obbligavo, anche solo cinque minuti al giorno, a scrivere qualcosa. Al limite avrei cestinato il tutto l’indomani, ma l’importante era prendere l’abitudine. Pian piano è diventato tutto più semplice e spontaneo, fino a trasformarsi in routine.
Per scrivere non bastano intuizioni geniali, anzi, a volte si rivela più utile la disciplina.
Ho già detto (e lo ribadisco!) che progettare il tempo è fondamentale. Alcune persone sentono la necessità di darsi una scadenza e non è affatto una cattiva idea, purché non vi limiti o vi faccia andare nel panico. Tutti i giorni o quasi, dobbiamo pensare alla nostra storia e trovare un momento da dedicargli. La difficoltà è grande, più del pensiero di non riuscire ad imparare le regole o dell’avere problemi con la trama.
Il mio consiglio è di scrivere in ogni caso, anche con poca ispirazione. Poi potremo sempre tornare indietro a modificare ciò che non ci piace. Non fatevi sopraffare dalla pigrizia e mantenete l’abitudine usando il metodo più adatto a voi: c’è chi si impone almeno una pagina al giorno o chi un capitolo alla settimana. In ogni caso trovate una sfida appropriata e non fatevi frenare da niente. Le idee sono dentro di voi e se non escono da sole imponetegli di farlo. Vedrete che sarà sempre più automatico.
Inoltre, ricordiamoci che bisogna essere pronti a delle rinunce se si vuol essere scrittori responsabili. Ovvio, tutto dipende dalle nostre intenzioni, ma se volete terminare il romanzo, disciplina, pazienza e sacrificio saranno la base del vostro lavoro.

Approfondirò più avanti questo argomento, quando parlerò del “blocco dello scrittore”.


10. Regole – Show don’t Tell

Siamo giunti al secondo post sulle “regole” di scrittura creativa. O meglio, su LA REGOLA: Show, don’t Tell.
Mostra, non raccontare. Chi scrive l’avrà letto o sentito dire almeno una volta. È, probabilmente, il concetto più ribadito nell’ambito. Il Primo Comandamento degli scrittori. Insomma, è davvero importante prestare attenzione a questa tecnica narrativa, perché il mostrare è molto più efficace del raccontare!

Date spazio alla concretezza, le cose devono essere palpabili ed i particolari rimanere impressi nella memoria del lettore. Si devono evocare sensazioni ed immagini. I dettagli, anche quelli più minuziosi, devono essere così particolareggiati da risultare indimenticabili al lettore. Poche parole ma scelte con accuratezza. Invece di spiegare le caratteristiche di un personaggio, fatele trapelare dal modo in cui compie un’azione, o da ciò che dice. Non c’è bisogno di chiarire tutto, il lettore deve dare una propria interpretazione. È una delle cose più belle del leggere e avviene proprio quando si hanno determinati stimoli. Mi piace supporre che Tamara sia una persona frettolosa dal modo in cui si prepara per uscire, piuttosto che leggere “Tamara è una ragazza frettolosa”. Anche perché, in quest’ultimo modo, al lettore sembrerà che l’autore stia giudicando il personaggio e i commenti personali non vanno mai bene.
Insomma, il cuoco prepara la pietanza, ma sta all’assaggiatore scoprirne gli ingredienti.

Ricontrollando il mio romanzo mi sono resa conto che vi erano scene troppo descritte e poco mostrate, stessa cosa per quanto riguardava i gesti dei personaggi e i dialoghi.
Ci sono molti modi per mostrare ed uno di questi è l’utilizzo dei cinque sensi. Il lettore deve essere stimolato in più modi, deve sentire gli odori, i suoni, i sapori, vedere immagini e toccare, riuscire quasi a percepire ciò che tengono tra le mani i protagonisti della storia. Si può giocare a mischiare i sensi e, così facendo, dare emozioni incredibili ai lettori. A me piace molto descrivere i sapori e gli odori dei cibi, talvolta in chiave sinestetica (“avevano un odore piccante”).
Nella maggior parte dei casi, rileggendo la prima stesura, ci accorgeremo di aver dato ai personaggi solo l’uso della vista. Non ci resta che riscrivere alcune parti e far loro sentire gli odori dei diversi luoghi, i suoni per la strada, il caldo e il freddo. Questi accorgimenti  renderanno il romanzo più interessante. Ricordiamoci che nessun lettore proverà gusto nell’avere tra le mani un testo in cui ogni cosa è detta, viceversa sarà conquistato da una storia mostrata. Quando si mostra, si permette a chi legge di immedesimarsi ed entrare in contatto con la storia. Se mostrerete bene, al lettore parrà di addentrarsi nel romanzo a visitare personalmente la stanza disorganizzata di Tamara, tanto sarà realistico ciò che gli farete immaginare. Se gli rivelerete efficacemente le particolarità di un viso, riuscirà a vederlo sempre uguale per tutto il racconto, quasi gli sembrerà di conoscerlo.

Ciò non significa che non debbano esistere spiegazioni, anzi, in alcuni casi sono indispensabili. Ad esempio, per poter arrivare ad un momento cruciale senza spezzare la tensione con l’aggiunta di una scena di troppo.
Ogni elemento deve essere usato nel giusto modo, anche l’esagerazione del mostrare porta alla distruzione di un racconto. Ciascun ingrediente richiede un dosaggio ponderato.
Raccontare è necessario o il romanzo diventerebbe infinito e sposserebbe il lettore con la sua monotonia. Alterniamo con intelligenza il rivelare al mostrare ed otterremo una narrazione bilanciata e armonica. Ovviamente ognuno di noi dovrà trovare il giusto equilibrio per la propria opera.


9. Regole

Prima di riscrivere le dieci pagine del romanzo, mi sono appuntata su un post-it una parola: FUNZIONALITÀ. L’ho poi appiccicato sull’intelaiatura dello schermo del computer. Ben visibile in alto a sinistra.

Come già detto nel post precedente (se non l’avete fatto, dateci un’occhiata), sento la necessità di conoscere quelle che sono considerate le regole per poter decidere consapevolmente se usarle o meno.
Ecco un elenco discorsivo di regolette cui faccio solitamente riferimento (ho selezionato quelle che ritenevo più utili, sono tutte nozioni trovate sui manuali o in giro per il web).

Parlare sempre di ciò che interessa o che ci provoca un tremendo fastidio. Insomma, dobbiamo essere stimolati. In caso contrario ciò che scriveremo potrà sembrare forzato, ridondante, privo di profondità e forse cadremo più facilmente nell’errore.

Non si può scrivere tutto. Non dobbiamo raccontare ogni cosa che ci passa per la testa, può capitare che in un momento d’ispirazione si scriva una pagina intera con una descrizione incredibilmente riuscita, ma dobbiamo domandarci se serve davvero, se è utile e pertinente alla trama. Se così non è, c’è solo una cosa da fare: eliminare. Tagliare le inutilità, a volte, salva la vita al nostro romanzo che, altrimenti, rischierebbe di diventare un inutile e pomposo ammasso di parole superflue. Capita anche di voler infilare nel romanzo tutto ciò che sappiamo, sia sui personaggi che sugli avvenimenti, e queste forzature si dovrebbero evitare. Alcune cose è meglio che vengano fuori al momento opportuno. Essere pazienti è fondamentale.

Non affezioniamoci a ciò che scriviamo. Dobbiamo essere spietati boia delle nostre creature.

Non mettiamo più scene di quante ne servano, se ne bastano due non scriviamone sei!

Le frasi e le parole corte sono più comprensibili di quelle lunghe. Non usiamo vocaboli troppo tecnici o complicati a meno che non siano indispensabili. Eliminiamo i termini difficili in favore di altri più semplici e accessibili. Siamo chiari e concisi. Evitiamo le parole che terminano in -ismo, -zione o -ente (poi se servono le uso lo stesso!).

Non bisogna mai eccedere nelle descrizioni, dobbiamo essere sicuri di riportare solo particolari indispensabili, non deve essere una sfida a battere più parole possibili.
Non servono a nulla lunghe descrizioni, anzi, possono annoiare il lettore. Scegliamo con cura ciò che vogliamo dire perché, a volte, anche una sola parola è sufficiente. L’importante è che sia quella giusta. Spesso aiuta scegliere un dettaglio eccentrico e che caratterizzi, senza sfociare nel ridicolo. Ricordiamoci che spesso gli aggettivi banali, usati inconsciamente nelle prime stesure, possono essere eliminati o sostituiti con ben più efficaci sostantivi o verbi.  Attenzione quindi agli aggettivi: se li usiamo stiamo molto molto attenti a farlo nel modo corretto e dosandone il numero.
Stessa cosa per i personaggi: cerchiamo di inserire solo quelli che hanno un ruolo ben preciso all’interno della trama (qualcuno dice: meno personaggi ci sono e meglio è; io penso che sia l’esigenza a stabilirne la giusta quantità).

Aboliamo gli stereotipi a meno che non siano funzionali alla storia. Nessun uomo bellissimo è anche bravissimo, così come nessuna donna cattiva è per forza orrenda. Se ci ritroviamo con un personaggio stereotipato, cerchiamo di cambiargli una delle caratteristiche che lo rendono tale. Se Paola è una donna bellissima allora premuriamoci di trovarle almeno un evidente difetto fisico. Esageriamolo! Paola non deve essere perfetta e non lo sarà (più avanti scriverò un post sui personaggi e tornerò su questo argomento).

Si metafore, no similitudini. Nella maggior parte dei casi ci accorgeremo che è meglio usare una metafora al posto di una similitudine, questo perché la prima dice “cosa è una cosa”, la seconda “che una cosa è come un’altra”. Noi vogliamo sapere che cosa sono le cose!

Liberarsi di luoghi comuni, frasi fatte e cliché, a meno che non sia un personaggio a parlare (ma anche in questo caso attenti a non esagerare, sempre che non sia una sua particolare caratteristica).

Sappiamo tutti (ma è comunque meglio ricordarlo)che è necessario prestare attenzione a non fare ripetizioni, alle virgole messe nel posto giusto (che in caso contrario possono cambiare nettamente il significato di una frase), a moderare i punti esclamativi e i puntini di sospensione, a non cominciare due periodi vicini con la stessa parola.

Un errore in cui noi “principianti” incappiamo spesso, è in prossimità del gran finale: nel momento in cui vediamo il traguardo abbiamo fretta di raggiungerlo. Come ho scritto qualche riga sopra, la pazienza è indispensabile. Vogliamo davvero rovinare tutto il lavoro svolto in lunghi e faticosi mesi per arrivare di corsa alla fine? Non è una scelta saggia. Osserviamo la meta stando tranquilli al nostro posto.

Concludo qui il post (ne seguirà un altro in cui tratterò l’argomento “Show, don’t Tell”), dicendo una cosa che ogni scrittore dovrebbe sempre tenere a mente: MAI SOTTOVALUTARE IL LETTORE.


8. A proposito delle regole

Nei manuali di scrittura creativa troviamo sempre un capitolo sulle buone norme che ci viene caldamente consigliato di seguire. Queste regole esistono per evitarci gli errori fatali che si commetterebbero facendo o non facendo determinate cose. Gli scrittori più esperti, ad esempio, consigliano di tenersi alla larga da un certo tipo di espressioni o si raccomandano di non usare MAI parole terminanti in -zione, -ismo e -ente (se avete letto un manuale sapete di cosa sto parlando).
Io mi rapporto alle norme come se fossero avvertimenti. Li vivo quasi come un cartello stradale. Nelle strade di montagna troviamo dei segnali che indicano di fare attenzione al passaggio di animali selvatici. Non dicono di non passare su quella strada, ma, semplicemente, ci ricordano di essere prudenti nel farlo.
Nello stesso modo in cui pongo l’interesse su questo lato della regola, mi concentro anche sullo studiarla e capirla al meglio per poterla infrangere con efficacia. Come si suol dire “infrangi solo ciò che conosci”.
Non bisogna rischiare di dare un’immagine errata di se, questa è la difficoltà più grande che ho incontrato nei rari momenti in cui ho deciso di aggirare una regola. Un esempio perfetto di ciò che ho appena detto si può trovare quando si decide di non rispettare le regole grammaticali: se non si è abili ed esperti romanzieri, si rischia di passare per ignoranti. La grammatica è la convenzione che unisce tutti gli scrittori e vi è un tale rispetto per essa che difficilmente si sceglie di infrangerne i dettami. Come ogni cosa, in un buon romanzo, la grammatica, si può abbandonare solo se veramente necessario (altra buona norma di cui parlerò).
Aggiungo che ho deciso di attenermi alla maggior parte delle regole solo durante la revisione dello scritto (atteggiamento consigliato dai manuali che ho letto e che trovo assolutamente corretto). Se durante la prima stesura si tiene troppo a mente cosa fare e cosa non fare, si rischia di anteporre la forma alla trama e ciò non dovrebbe mai accadere. All’inizio non voglio fermarmi a riflettere troppo sullo stile. In un secondo momento sarà invece obbligatorio e lo farò anche tenendo conto dell’esistenza delle regole che, soprattutto quelle di stile, suggeriscono il modo migliore per essere apprezzati dal lettore.

Ho voluto fare questo preambolo prima di affrontare il, o i, post in cui parlerò del mio approccio alle regole di scrittura, per premettere che non ne sono una fan accanita (anzi!), però credo che serva conoscere ciò che ci può più facilmente far incappare nell’errore. Non a caso, quando ho appreso le diverse norme dai manuali, ho scoperto pecche che altrimenti non avrei mai scovato.
Detto ciò non voglio limiti alla creatività, ma desidero rispettare il buongusto ed il senso della misura.