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12. I personaggi

Quanti di noi iniziano un romanzo partendo dall’idea di un personaggio? Nel mio caso, tutto è nato dalla protagonista. A ispirarmi è stata una ragazza conosciuta per caso. Mi hanno colpito i suoi modi particolari e il suo aspetto fuori dal comune. Era perfetta per interpretare un ruolo letterario e la sua eccentricità mi ha portato a tesserle intorno una storia.
Ho scelto alcuni dei suoi tratti fisici e caratteriali, li ho portati su carta e da lì è partita la creazione del mio personaggio. Da principio, ho elencato una serie di aggettivi che la descrivessero ed ho fatto in modo che non la rendessero banale o stereotipata. Uno dei miei manuali consiglia di prendere una delle caratteristiche e ritorcerla contro il personaggio, facendogli amare ciò che inizialmente pensavamo fosse necessario odiasse (ad esempio il lavoro) o, viceversa, fargli detestare qualcosa in cui eccella.
Una volta selezionati tutti gli attributi adatti ad identificarla, mi sono posta delle domande essenziali per conoscerla meglio (ne metterò un elenco nel prossimo post, in cui parlerò nello specifico della protagonista). Sono così arrivata a stilare una scheda completa del mio primo personaggio.
È stato necessario sapere tutto su di lei, passato e presente, persino fatti che non appariranno mai nel romanzo. Costruita la protagonista, è stato più semplice dedicarsi agli altri personaggi.
Una alla volta, le mie creature hanno visto la luce. Ognuna di esse con un ruolo definito, coerente alla trama e necessario al suo sviluppo. Ogni singolo personaggio deve essere un tassello indispensabile per il proseguimento della narrazione. Ricordiamoci che, se così non fosse, resterebbe una sola cosa da fare: eliminarlo.
Inizialmente, avevo avuto un’idea che ritenevo meravigliosa. Per settimane ho studiato la cultura nomade, solo per definire la scheda di un personaggio. Ero eccitatissima, non vedevo l’ora di inserirlo nella storia, ma, una volta terminato, mi sono resa conto che era di troppo. Avrebbe creato sottotrame inutili. Era un di più e non c’era posto per lui. La sua scheda fa ancora parte del raccoglitore in cui conservo i dati del romanzo, ma lui non esisterà mai.
Non legarsi ai personaggi è fondamentale. Non bisogna farsi scrupoli nel rimuovere il superfluo, anche se fosse già inserito nella storia. Piuttosto si deve ricorrere al taglio e cucito o, addirittura, riscrivere. Nulla deve intralciare un lavoro così minuzioso. I pesi morti non devono trovare spazio nei nostri romanzi.

I personaggi devono essere impeccabilmente caratterizzati, anche quelli secondari, perché, se tutti hanno uno scopo, nessuno è meno importante.
Stiamo attenti a non cadere nella banalità. Non ci interessano stereotipi visti e rivisti perché, oltre che poco interessanti, non sono credibili.
Creiamo personaggi verosimili (non veri!) e imperfetti, in cui si equilibrino il bene ed il male. Non esistono i supercattivi e i superbuoni, ognuno di noi ha lati negativi e positivi e così dovrà essere anche per i nostri personaggi. A renderli reali sono proprio difetti e insicurezze. I supereroi fanno parte di un’altra epoca. Non lesiniamo su manie e timori, anche e soprattutto con il protagonista. Poniamo i personaggi davanti a scelte difficili, che li portino ad affrontare le paure e il cambiamento.
Dobbiamo illudere il lettore che i personaggi pensino con la propria testa, ogni decisione deve essere coerente al carattere (non per questo devono essere prevedibili).
Ricordiamoci che, per mostrare le loro caratteristiche, gli elementi utili sono le azioni, i pensieri e i dialoghi. Certo, c’è anche l’aspetto, ma l’immagine non deve mai prevalere. Un errore frequente è quello di descrivere la fisicità nei minimi particolari, tralasciando l’interiorità.
I personaggi devono avere una grande individualità e mostrarla per bene. Ciò porterà il lettore a capire meglio i loro desideri e il motivo per cui siano così forti da spingerli nelle loro azioni. Solo così si muoverà la trama. Sapere che Tamara ha gli occhi blu, non ci aiuterà. Di conseguenza, finché non ne saranno palesati i desideri, il romanzo non potrà partire davvero.

Un’ultimo accorgimento: attenzione a non scegliere nomi troppi simili tra loro o si rischierà di confondere il lettore.


11. L’abituarsi allo scrivere

Per fare sul serio bisogna impegnarsi.
Purtroppo entusiasmo, ispirazione e passione non bastano per terminare un racconto, tantomeno un romanzo. L’auto-percorso che ho seguito non mi ha insegnato unicamente regole, ma mi ha dato consigli che vanno al di là della scrittura vera e propria. Questi ultimi possono essere chiamati suggerimenti di comportamento.
Quando veniamo presi dall’ispirazione ci sediamo davanti allo schermo e passiamo ore a buttare giù idee, come se fossimo posseduti, con un impeto unico e prodigioso. Terminata questa fase viene il difficile. Possiamo dimenticare in una cartella senza nome le dieci pagine che abbiamo steso, oppure possiamo munirci di pazienza e  determinazione.
Quando ho capito di avere intenzioni serie, ho dovuto fare i conti con la mia forza di volontà. Scribacchiare solo quando ero ispirata non poteva funzionare, non avrei mai portato a termine la mia storia. Ogni volta che riprendevo in mano il romanzo poi, era come dover ricominciare tutto da capo. Le nostre capacità creative vengono meno se siamo stanchi o se il nostro umore non è dei migliori, quindi, gradualmente, mi sono costretta a stare sempre più ore incollata allo schermo e a rispettare degli orari. Proprio come in un lavoro, il mio impegno dove andare oltre la voglia: ho imparato a scrivere anche nei momenti di indolenza più totale.
All’inizio era una vera e propria imposizione, mi obbligavo, anche solo cinque minuti al giorno, a scrivere qualcosa. Al limite avrei cestinato il tutto l’indomani, ma l’importante era prendere l’abitudine. Pian piano è diventato tutto più semplice e spontaneo, fino a trasformarsi in routine.
Per scrivere non bastano intuizioni geniali, anzi, a volte si rivela più utile la disciplina.
Ho già detto (e lo ribadisco!) che progettare il tempo è fondamentale. Alcune persone sentono la necessità di darsi una scadenza e non è affatto una cattiva idea, purché non vi limiti o vi faccia andare nel panico. Tutti i giorni o quasi, dobbiamo pensare alla nostra storia e trovare un momento da dedicargli. La difficoltà è grande, più del pensiero di non riuscire ad imparare le regole o dell’avere problemi con la trama.
Il mio consiglio è di scrivere in ogni caso, anche con poca ispirazione. Poi potremo sempre tornare indietro a modificare ciò che non ci piace. Non fatevi sopraffare dalla pigrizia e mantenete l’abitudine usando il metodo più adatto a voi: c’è chi si impone almeno una pagina al giorno o chi un capitolo alla settimana. In ogni caso trovate una sfida appropriata e non fatevi frenare da niente. Le idee sono dentro di voi e se non escono da sole imponetegli di farlo. Vedrete che sarà sempre più automatico.
Inoltre, ricordiamoci che bisogna essere pronti a delle rinunce se si vuol essere scrittori responsabili. Ovvio, tutto dipende dalle nostre intenzioni, ma se volete terminare il romanzo, disciplina, pazienza e sacrificio saranno la base del vostro lavoro.

Approfondirò più avanti questo argomento, quando parlerò del “blocco dello scrittore”.